Dal 29 giugno al 28 luglio Diva Amon, ecologa degli abissi e cofondatrice dell'organizzazione SpeSeas, ha diretto la spedizione a bordo della nave da ricerca R/V Falkor (too) dello Schmidt Ocean Institute, nelle acque a sud di Trinidad e Tobago, nel Mar dei Caraibi meridionale.
Amon ha detto che era la prima volta che un gruppo composto in prevalenza da scienziati caraibici lavorava sull'oceano profondo dei Caraibi. È una rottura con quella che nella regione si chiama parachute science: ricercatori stranieri che arrivano, raccolgono dati e ripartono, senza coinvolgere nessuno sul posto e senza lasciare competenze dietro di sé.
Il gruppo ha individuato 25 ecosistemi attivi di risorgive fredde, formazioni che nascono dove metano e altri gas sfuggono dal fondale; uno di questi si estende per oltre 2.000 metri quadrati. Hanno contato 219 colonne di bolle che ne segnalano la posizione. Il gas viene dallo stesso sistema di idrocarburi che ha reso Trinidad e Tobago il maggiore produttore di petrolio e gas dei Caraibi, dove si trivella dal 1857.
La telecamera del veicolo SuBastian, capace di scendere fino a 4.500 metri, ha ripreso la carcassa di una manta Mobula smontata da granchi e vermi, squali di profondità, spugne carnivore, galateidi, pesci lucertola. Tra gli oltre 700 esemplari raccolti, almeno venti sembrano specie mai descritte, compreso un possibile nuovo polpo del genere Graneledone.
Ma la decisione che pesa di più è quella presa a terra. Gli esemplari andranno al Museo di Zoologia dell'Università delle Indie Occidentali: una donazione che, dice Amon, moltiplicherà per dodici la collezione di fauna abissale del museo. Non campioni spediti oltreoceano, ma una collezione di riferimento permanente, sull'isola, consultabile dagli studenti che verranno.
Gli ecosistemi delle risorgive fredde sono noti alla scienza solo dal 1984, quando furono descritti alla base della scarpata della Florida. Vivono di batteri che metabolizzano metano e idrogeno solforato: una biologia che non deve nulla al sole. A meno di trenta chilometri, in superficie, lo stesso metano fa gorgogliare i vulcani di fango del sud di Trinidad, che gli abitanti conoscono da generazioni senza sapere che cosa nutrissero, laggiù.