Il laboratorio si trova a Narbal, nel distretto di Budgam, ai margini di Srinagar. Dentro lavorano una dozzina di persone, tra cui gli apprendisti che Dar forma personalmente. Ogni pezzo viene sagomato e rifinito a mano: rabab, santoor, saz-e-Kashmir, sitar kashmiro, rabab sikh, surnai. Sono gli strumenti della Sufiana Mausiqi, la musica classica sufi del Kashmir, costruita su modi melodici detti maqamat e cicli ritmici detti tala, nata per piccoli ensemble riuniti in case private più che per le sale da concerto.
Il santoor, in particolare, è un oggetto di paziente aritmetica: cento corde tese su venticinque ponticelli, raggruppate in cori di quattro accordati sulla stessa nota, percosse con leggeri martelletti di legno tenuti morbidi tra le dita. I testi sanscriti chiamavano uno strumento di questo tipo shatatantri veena, la viena dalle cento corde.
Dar non è solo in questa attesa. Nel quartiere di Zaina Kadal, sulle rive del Jhelum, Ghulam Muhammad Zaz, nato nel 1941, costruisce santoor, sarangi e rabab dal 1953: è l'ottava generazione di una bottega attiva da circa due secoli, e viene descritto come l'ultimo costruttore di santoor a mano della valle. Dalla sua famiglia sono usciti gli strumenti suonati da Shiv Kumar Sharma e da Bhajan Sopori. Nel gennaio 2023 ha ricevuto il Padma Shri. Non ha un successore.
Il riconoscimento istituzionale, quando è arrivato, ha premiato l'artigianato kashmiro nel suo insieme più che chi costruisce strumenti. Srinagar è entrata nella Rete delle Città Creative dell'UNESCO nel novembre 2021, nella categoria artigianato e arti popolari, seconda città indiana dopo Jaipur; nel giugno 2024 il World Crafts Council l'ha nominata World Craft City. Tra i prodotti del Jammu e Kashmir con indicazione geografica figurano il pashmina, gli scialli kani, gli intagli in legno di noce, la cartapesta e i tappeti annodati a mano. Gli strumenti musicali non ci sono.
Gli ordini continuano ad arrivare, dal Jammu e Kashmir e da altre parti dell'India. Ma Dar osserva che pochi giovani sono oggi disposti a mettersi al banco e ad aspettare due mesi per un oggetto solo. È a loro che si rivolge, e alle istituzioni: perché un mestiere che si trasmette per imitazione, gesto dopo gesto, non sopravvive alla propria interruzione.